Il mio Lato Privato

Marito, padre, stimato professionista, quadro aziendale, faccio beneficenza. Bene. Qui tutte queste cose restano fuori. Entra solo il mio Lato Privato. Nessuno sa chi io sia. L'unica cosa è che sono vero. Ed esisto. Dentro una persona li fuori, magari proprio vicino a te. In questo momento.

Morte

Latoprivato muore qui.

Grazie a tutti.

Addio

;-)

Vi capita mai?

Vi capita mai di essere stati talmente tanto assorbiti dalla passione, dalla pulsione, dall’amore di avere dei momenti in cui vi sentite apatici, in cui non amate nessuno, in cui tutto è statico?

Routine

Oggi ho detto ti amo alla mia amata.

Oggi ho detto a mia moglie che non la amo.

Per il resto giornata di assoluta routine.

Un momento

Chiudo gli occhi.

Tutto è bianco. Nulla è più.

Inspiro.

Il vento freddo mi colora un prato sotto i piedi e lontane montagne innevate dove non salirò mai. O forse si.

Il ricordo collettivo si materializza. Attimi vissuti da altri. Un dono. Un momento.

Sento l’odore pungente dell’erba bagnata al mattino.

E forte mi esce una lacrima.

Espiro.

Espiro a fondo.

Mi abbandono e faccio entrare il tuo odore dentro di me.

Apro gli occhi.

Vivere

Ho scelto la Vita.
Che dolore.
Che piacere.

L’amore più grande è il figlio della sofferenza

Mela morsicata

Da quando morì mio padre, ero piccolo, ricercai la figura paterna intorno a me. E presi aspetti di persone diverse, quelle che mi ispiravano, mi davano protezione, coraggio. Stamattina é morto un grande padre per me. E lo piango in solitudine sapendo che ogni volta che guarderó quella mela morsicata mi ricorderò che non dovrò mai smettere di sognare.
Grazie Steve.

Cavolo gente…

… quante belle fotine erotiche… Non c’è nulla da fare… Prima di connettermi su Tumblr e leggerVi devo per forza sfogare le mie pulsioni, altrimenti rischio di ammaccare la parte inferiore del mio Mac nuovo nuovo

Immobile

Il mondo é immobile. Sospeso osservo il mio passato, il mio presente, il mio futuro. Tutto è immobile. Comincio a percepire il mio respiro. Tutto è buio ma non ho paura.

Tatuaggio

Ancora due giorni e poi con me per sempre

Standard - Un racconto di LatoPrivato

Gli Standard Jazz sono un gruppo di canzoni scritte nel secolo scorso che sono state innumerevoli volte reinterpretate. Chitarra, pianoforte, tromba. Hanno il loro motivo centrale ben definito, riconoscibile tra gli altri. Di volta in volta poi l’arrangiatore prima e l’interprete poi vestono il brano con le loro emozioni, la loro tecnica, la loro umanità. 
Mancavano poche ore alla vigilia di Natale. La stanza aveva una soffusa luce arancione proveniente dai ceppi scoppientanti nel camino. Le vecchie poltrone avevano respirato quel fumo ogni vigilia di Natale negli ultimi 30 anni. Avevano visto crescere quelle mani che ora suonavano “All the things you are”, il suo Standard preferito. La vecchia chitarra acustica della mamma aveva un suono così caldo, privo di reverberi. Ogni singola nota era scandita dal tocco sulle corde. Ogni sbavatura, ogni errore, ogni minimo movimento dei polpastrelli era riprodotto dalla cassa armonica che non aveva mai lasciato in passato spazio agli errori tecnici. Le corde in nylon carezzavano a diverse frequenze quell’aria calda, carezzavano la vecchia nonna brontolona seduta all’angolo del divano, carezzavano i capelli dei bimbi che sebbene abituati ai giochi elettronici per l’occasione sfoggiavano una perfetta cultura da piccoli trapper nella tenda Ikea adagiata sul vecchio parquet.

Aveva cominciato a studiare gli Standard l’anno prima durante l’estate, l’unico momento in cui riusciva a viversi la casa da solo, senza figli e moglie. Poi la vita l’aveva allontanato dal tale pratica introspettiva (il suonare). Imbracciare una chitarra era ogni vola come guardarsi allo specchio e non sempre siamo in grado di guardarci la pancetta sapendo che non avremo tempo o voglia di affrontare diete o sessioni di corse improbabili.

Ora era li invece a suonare. E le note erano cosi piene.

La madre rimasta in disparte per tutto il brano emerse dall’ombra della stanza con il piccolo vassoio e la tazzina del caffe.

“Un cucchiaino di zucchero?”

“Si, uno grazie”.


Il tempo si fermò. L’interminabile giro di cucchiaino. Il fumo fragrante del caffè fatto con la vecchia moka entrò nelle narici esplodendo in colori e sapori che ormai da anni non aveva trovato tempo di percepire. Le labbra si poggiarono sulla tazzina ed ogni singola goccia di acqua e caffè invase la bocca, bagnando la lingua arida. Si fece strada il sapore dello zucchero sulla punta e sul centro mentre dietro arrivò la forza calda del caffè.

Si guardò le mani, che fino a qualche istante prima stavano suonando. Chiuse gli occhi. Inspirò a fatica e cercò di trattenere le lacrime. Il tempo era assolutamente fermo. Lo spazio espanso. La vita gli era entrata dentro a forza e l’aveva accettata con tutti i rischi. Il suo amico immenso, il suo angelo azzurro, il suo stupendo serpente verde.  I suoi tre Maestri.
Sorrise, imbracciò la chitarra e dedicando a ciascuno di loro una singola lacrima di felicità che non riuscì più a trattenere iniziò a suonare un’altro Standard “I’ve got you under my skin”.

Silenzio nella stanza, solo amore diffuso dalle vibrazioni delle vecchie corde.

Finita la canzone il figlio maggiore si avvicinò e chiese

“Papà perchè piangi?”

“Perchè sono felice amore mio”
LatoPrivato

Dito schiacciato

Trovarsi a ringraziare stasera il dolore fisico che ha fatto volare questa giornata e  mi ha distratto dall’abisso della sua assenza

Ansia pretradimento

Trovo il senso delle cose. Salvo poi accorgermi che nel frattempo tutto é di nuovo cambiato.

L’impossibilità di addestrarsi ai propri cambiamenti.